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RAMAKIEN

 

(Nota: Quanto scritto di seguito è riferito, per la precisione, al Ramajana versione indiana da cui ha avuto origine la versione thailandese, il Ramakien perl'appunto.)

 

I sette "Kanda" del Ramayana

Cap. 1: Bala Kanda

Il primo libro, Bāla-kānda (“Libro dell’infanzia”), narra ‎dell’infanzia di Rāma e di quando suo padre Daśaratha, re di Ayodhiyā, ‎onorò gli dèi compiendo l’antico rito propiziatorio dell’aśvamedha, ‎‎“sacrificio del cavallo”, al fine di assicurarsi una discendenza. Gli dèi, ‎soddisfatti dell’offerta ricevuta, accettano la richiesta del vecchio re. ‎Visnu si incarna nel grembo delle tre mogli di Daśaratha: la prima moglie ‎dà alla luce Rāma, la seconda Bharata e la terza moglie due figli, ‎Laksmana e Śatrughna. I figli del re Daśaratha, in quanto concepiti con ‎l’aiuto di una divinità, sono tutti e quattro espressioni di Visnu, ma solo in ‎Rāma il dio si compiace, e manifestandosi nel supremo atto ‎dell’incarnazione, attua il proprio piano salvifico: sarà, infatti, Rāma a ‎liberare il mondo dal terribile demone Rāvana, ristabilendo l’ordine e il ‎dharma. Il libro narra minuziosamente tutte le imprese compiute dal ‎giovane principe, tra queste spicca la gara dell’arco nella quale Rāma ‎vince la mano della giovane principessa Sītā, figlia del re Janaka. Il libro ‎si chiude con il matrimonio di Rāma con la bella Sītā e con il loro viaggio ‎verso Ayodhyā, regno di Daśaratha e loro futura casa.‎

 

Cap. 2: Ayodhya Kanda

Il secondo libro, Ayodhyākānda (“Libro di Ayodhyā”), narra della ‎successione al trono di Ayodhiyā. Il re Daśaratha, infatti, è ormai molto ‎vecchio e stanco e intende affidare la cura del proprio regno al valoroso ‎primogenito Rāma, ma la madre di Bharata ricorda al re, suo marito, ‎l’antica promessa di due doni e chiede che vengano esauditi due suoi ‎desideri. Il primo dono consiste nella richiesta di far salire al trono il figlio ‎Bharata a scapito di Rāma, primogenito e legittimo pretendente al trono. ‎La seconda e più grave richiesta è quella di mandare Rāma in esilio per ‎almeno quattordici anni. Il re costretto dall’astuta moglie alla fedeltà della ‎promessa fatta, accetta a malincuore e manda in esilio Rāma, ‎preferendogli il fratello Bharata come successore al trono. Rāma si ‎allontana quindi da Ayodhiyā, allietato nell’esilio dalla compagnia della ‎devota moglie, Sītā, e dell’amato fratello, Laksmana. Alla morte di ‎Daśaratha, Bharata richiama il fratello dall’esilio, supplicandolo di ‎riprendere il governo del regno ma Rāma non accetta poiché intende ‎restare fedele alla parola data al padre e alle leggi del dharma che non ‎ammettono alcuna disobbedienza. Allora Bharata, deposti i calzari ‎dell’illustre fratello ai piedi del trono in segno di auspicio, governerà come ‎reggente nell’attesa del fausto ritorno di Rāma.

 

Cap. 3: Aranya Kanda

Il terzo libro, Aranyakānda (“Libro della selva”), racconta dell’esilio di ‎Rāma, Sītā e Laksmana; giunti nella selva Dandaka, incontrano i terribili ‎demoni rāksasa che con la loro presenza infestano la foresta e disturbano ‎gli asceti. Rāma insieme al fratello Laksmana combatte molti demoni, ma ‎la vicenda senza dubbio più importante per il susseguirsi di conseguenze ‎è quella in cui i due fratelli lottano contro la demone Śūrpnakhā che, ‎mutilata in battaglia da Laksmana, chiederà aiuto e vendetta al fratello ‎Rāvana, potente demone e re dell’isola di Lankā. Rāvana, per riparare ‎all’offesa fatta alla sorella, ricorrendo agli inganni e alla magia, rapisce ‎Sītā e la nasconde a Lankā, suo inespugnabile regno. Rāma, afflitto dalla ‎perdita della propria sposa, cerca aiuto e sostegno in Sugrīva, re delle ‎scimmie e capo di un potente esercito.

Cap. 4: Kiskindha Kanda

Il quarto libro, Kiskindhākānda (“Libro della caverna della Kiskindhā”), ‎narra della strategica alleanza di Rāma con Sugrīva, suggellata da un ‎patto di aiuto reciproco: Rāma aiuterà Sugrīva a sconfiggere il terribile ‎fratello Vālin, usurpatore del trono, e in cambio Sugrīva promette a Rāma ‎di assisterlo nella disperata ricerca di Sītā. Hanūmat, valido consigliere di ‎Sugrīva, riesce a rintracciare il luogo in cui è tenuta prigioniera la ‎principessa.‎

 

Cap. 5: Sundara Kanda

Il quinto libro, Sundarakānda (“Libro bello”), racconta della missione di ‎Hanūmat; costui, dopo varie peripezie, riesce a parlare con la principessa ‎e dopo averla confortata, ritorna all’accampamento delle scimmie dove ‎informa Rāma dei progressi raggiunti e del buon esito della spedizione‎

 

Cap. 6: Yuddha Kanda

Il sesto libro, Yuddhakānda, (“Libro della battaglia”) narra della guerra ‎contro i demoni e della liberazione di Sītā. L’esercito delle scimmie tiene ‎in scacco l’isola di Lankā, ma l’attacco finale viene rimandato per ‎iniziativa del fratello di Rāvana che, temendo la potenza di Rāma, tenta ‎una mediazione promettendo di restituire la principessa. La mediazione ‎non va a buon fine e si giunge così alla battaglia conclusiva in cui Rāma, ‎in un terribile duello, ucciderà Rāvana, ricongiungendosi finalmente ‎all’amata Sītā. Ma la felicità, tra i due augusti sposi dura poco, infatti, ‎Rāma ripudia la moglie perché teme che il lungo tempo trascorso da Sītā, ‎seppure in cattività, con il demone Rāvana abbia compromesso la sua ‎castità. L’unico modo per fugare i dubbi di Rāma sulla condotta di Sītā è ‎la prova del fuoco. Sītā, casta e devota sposa, si sottopone per amore a ‎tale prova e il dio Agni la proclama innocente e priva di macchia e la ‎consegna alle cure del suo sposo, Rāma.‎

 

Cap. 7: Uttara Kanda

Il settimo libro, Uttarakānda (“Libro finale”) descrive le ulteriori prove a ‎cui è sottoposta Sītā per dimostrare la sua purezza. Infatti, al ritorno ad ‎Ayodhyā il popolo non condivide la scelta di Rāma di accettarla come ‎consorte, la principessa è nuovamente costretta a difendersi da ingiuste ‎accuse e a confermare ulteriormente la propria devozione all’amato ‎marito. Sītā, dopo aver superato la prova del fuoco, è sottoposta ad ‎un’altra ardua prova, ossia quella dell’esilio; ella è, infatti, costretta a ‎separarsi da Rāma per mettere a tacere le illazioni e i dubbi di alcuni ‎sudditi. Sītā allora trova rifugio nell’eremo di un rishi, Vālmīki per l’appunto, ‎e lì dà alla luce due gemelli Kuśa e Lava. In seguito i due gemelli, ormai ‎adulti, incontrano Rāma e gli recitano il Rāmāyana, espediente grazie al ‎quale avviene l’agnizione e permette il lieto fine. Rāma riconosce i figli e ‎si dichiara disposto a riprendere come sposa Sītā, a patto che ella sia ‎disponibile ad un ulteriore giuramento sulla sua purezza. Sītā allora prega ‎la dea Terra di accoglierla nel proprio grembo come ultima e definitiva ‎prova della sua eroica castità e dalla sua innocenza. La dea Terra, ‎apertasi, inghiotte la regina nelle sue viscere. A Rāma, prostrato dal ‎dolore per la perdita dell’amata sposa, una voce celeste rivela che egli è ‎un’incarnazione, ossia un avatāra, di Viṣṇu, mentre Sītā lo è di Laksmī. Il ‎libro si conclude con l’ascesa al trono dei due gemelli, Kuśa e Lava, e con ‎Rāma che, asceso al cielo, entra nella maestà e nella luce di Viṣṇu ‎‎(vaisnavam tejah) con il proprio corpo (saśarīrah) e con i propri fratelli. ‎‎(sahānujah).

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